Beddi amici avia lu zu Cola (di Giovanni Proietto)

Con piacere pubblico qui un racconto popolare, quasi una barzelletta, da cui proviene un modo di dire di cui finalmente capisco l’origine, per l’appunto: “Beddi amici avia lu zu Cola”. Ringrazio Giovanni Proietto per il contributo che ho editato a mio piacimento, soprattutto nel finale che ho eliminato preferendo lasciare al lettore eventuali conclusioni sulla coscienza di lu zu Cola.

Cola: nella lingua siciliana forma abbreviata di Nicola, nome molto presente nelle leggende isolane, vedi Colapesce, e nei modi di dire come nel detto palermitano “Mancu nascì e lu chiamaru Cola” o ancora “Si futtì a don Cola cu tutti li bammini”.

Comunque sia, dopo la doverosa premessa, torniamo a “Beddi amici avia lu zu Cola”.

Si narra che lu zu Cola fosse uomo di tutto rispetto, e come si dice dalle nostre parti, s’annacava, ovvero si atteggiava a uomo d’onore, mafioso, dunque. Detto zu Cola, uomo di età indecifrabile, alto e panciuto, con una calvizie incipiente, le gambe arcuate come chi sta sempre a cavallo, usava indossare la coppula storta, cioè inclinata da un lato, e uno scialle con le frange a coprirgli le spalle e stretto sul petto, come a voler nascondere qualcosa.

Così abbigliato, sia d’estate che d’inverno, l’uomo usava uscire di casa alle prime luci dell’alba per farvi ritorno prima che facesse buio. Temeva forse che qualcosa o qualcuno con il favore delle tenebre potesse fargli del male? “Macché”, si giustificava lui con chi glielo chiedesse, “semplice prudenza”.

Una sera di fine agosto, la festa paesana era finita da poco, lu zu Cola come sempre, prima che imbrunisse, tornava a casa, si toglieva gli scarponi e accendeva la radio per ascoltare “lu gazzittinu” (il radiogiornale). Stava assaporando il suo mezzo toscano, quando sentì il batacchio del portone. “Cu è?”, gridò d’istinto nascosto dietro la finestrella al primo piano della sua vecchia casa dipinta d’azolo. Dal basso, due o forse tre voci risposero all’unisono: “Amici”.

Non convinto, anzi, parecchio insospettito, dopo aver poggiato con calma il toscano sul bordo del tavolo, lu zu Cola prese la coppola e servendosi di un bastone la fece sporgere fuori dalla finestra: in quel preciso istante, partirono tre colpi di fucile che ridussero la coppola a brandelli.

Una volta tornato il silenzio dopo l’inaspettata “maschiata”, con un ghigno isterico, lu zu Cola considerò: “A sta minchia, beddi amici avia lu zu Cola, ca si un era pi la coppula ci avia appizzari la capoccia”.

In foto: Italian Brigands Surprised by Papal Troops, particolare, Horace Vernet, 1831

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