I racconti di lu zu Calò (di G. Proietto)

Cu voli a Cristu si lu prega

Un contadino piantò un pero con la speranza di un bel raccolto. Quando l’albero crebbe, però, non diede alcun frutto; al che il contadino avvertì il vegetale: “se l’anno prossimo non fai frutto, ti taglio e di te faccio carbonella”. Al tempo stabilito il pero, per nulla intimidito dalle minacce, rimase sterile, allora come promesso il contadino lo tagliò. Si trovò a passare di lì uno scultore che, visto il tronco, lo chiese per sé in modo da poterne ricavare un bel crocifisso per una chiesa di nuova costruzione. Il giorno dell’inaugurazione del luogo sacro, dopo tutti i riti del caso, una vecchietta s’inginocchiò in preghiera proprio di fronte al crocifisso. Il contadino lì presente guardò la scultura e con fare beffardo sentenziò: “oh, piru, piru, ca mai a lu munnu ha fattu pira, tu ca nascisti cu n’arte eccillenti, pira nun ha fattu e miraculi vo fari?” (oh, pero pero che mai hai dato frutto, tu che sei nato da un’arte eccellente, non sei riuscito a fare pere e adesso vorresti fare un miracolo?)

***

Né acqua né vinu

Un mendicante al solito gironzolava per le vie del paese intonando con aria triste una cantilena in “sol minore”: “fati la carità a un poviru ciuncu, ni na manu cincu ita e ni natra tri e du” (fate la carità a un povero, in un una mano cinque dita e nell’altra tre più due).

Un tizio noto per le sue burle, vedendo passare il mendico lo invitò a bussare alla porta di un ricco possidente che, pare, mangiasse tutti i giorni carne di vacca.

Il riccone nascosto dietro le persiane delle imposte ascoltò il dialogo che lo riguardava. Appena il questuante arrivò sotto il balcone pronto a enunciare la sua supplica, il taccagno intonò invece una sua personale cantilena: “Signuri vi ringraziu ca pi oi sugnu saziu, di pani e acqua e no di carni di vacca, comu dicinu li mali genti” (Signore vi ringrazio che per oggi sono sazio di pane e acqua e non di carne di vacca, come dicono i maligni).

Udendo ciò, il povero mendico, rassegnato e con la pancia vuota, si allontanò borbottando: “mi finì comu ni lu parrinu, né acqua e né vinu” (mi è finita come dal prete, né acqua né vino.)

Giovanni Proietto

Immagine in evidenza: “Giovane Mendicante” di Bartolomé Esteban Murillo (Siviglia 1617-1682).

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