Vacanze in Sicilia (ultimi spiragli) – I racconti di mio padre

Ricordi d’infanzia e adolescenza:

Ho da poco rifatto il passaporto. Ciò mi fa ricordare uno degli ultimi pranzi di quest’estate in famiglia, in Sicilia. Durante una di tali evenienze, mio padre si lascia andare ai ricordi. Gli sovviene di quella volta in cui mi accompagnò in caserma a fare il mio primo passaporto, diciott’anni o giù di lì. Il maresciallo mi chiese: sesso? Io: mi pare ovvio.

Sempre dai racconti genitoriali: ero una bambina strana, ho parlato piccolissima, a quanto pare non camminavo neanche. Una delle prime parole fu “leggero”, non l’aggettivo, il quaderno. Leggere forse, chissà. Però dicevo parolacce. Tutto già aveva un senso.

Guglielmo il Malo

Si parla del più e del meno, poi mio padre tira fuori la storia (vera, dimenticata, presunta?) di Guglielmo Il Malo. Lo conosci, mi chiede? No, rispondo. Guglielmo fu un re cattivo, dice, un millennio fa governò la Sicilia. Spogliò i vivi e i morti, così si narra. In che senso? Il perfido sovrano impose una strana tassa: bisognava ammazzare tutti gli uomini più vecchi di cinquant’anni. Bizzarro, mi stupisco. Leggenda o storia poco importa. Il popolo corse ai ripari, i figli nascosero i padri. Fu un anno di grave carestia, inutile la semina inesistente il raccolto. Il figlio di un contadino condannato a morte per via dall’ingiusta legge consigliò il sovrano: seminate solo se c’è rugiada. La rugiada ci fu, si seminò, il raccolto venne su abbondante. Il re volle sapere a cosa fosse dovuta la brillante scoperta, se a intuizione o ad arti magiche. A nulla di tutto ciò, rivelò il buon uomo, solo alla sapienza di un innocente scampato alla morte. Così il re abrogò la stupida legge.

Fascismi

La riflessione sulla ferocia dell’iniquo Guglielmo porta inevitabilmente a rinverdire ricordi assopiti di altri tempi, vecchi regimi oggi tanto in voga, perlomeno nelle rievocazioni fasulle o nelle aspirazioni securitarie di molti. Ebbene, racconta ancora mio padre (non un testimone oculare, per limiti anagrafici) che durante il governo delle camicie nere un villico in groppa al suo asino cercò di far valere il proprio diritto: lamentò veementemente l’esosa tassa sul cane a suon di improperi indirizzati alla persona del sindaco. Durante l’invettiva, il cittadino non si curò di celare la sua netta opposizione nei confronti delle carogne fasciste. Lo sfogo (ripetuto in più occasioni) non ebbe alcuna conseguenza. Ché magari il diavolo non fosse poi così nero come lo si soleva dipingere? Niente affatto, la verità era diversa: «Meglio un cane sciolto che abbaia al vento piuttosto che un eroe in groppa a un cavallo, ops asinello».

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