Vacanze estive (o impressioni di settembre)

Come tutti coloro che scrivono, non ho nessun segreto da nascondere,

racconto bugie, però applico la disciplina della coerenza. Coerenza è un racconto di viaggio mentre si è in viaggio.

Oppure solo un ricordo.

Catania:

chiacchierata col poeta e giro in canoa ad Aci Trezza.

Ti penso, mi hanno detto, solo un poco: meglio di niente.

A Catania il sole splende.

È luglio, l’Etna erutta.

Cammino a fatica, la rena nerastra mi buca le scarpe. Ricevo ottima accoglienza.

Mai prendere la vita sul serio! Mi avvisano. Ricordalo. Soprattutto se sei nato di sabato. Presente!

Del resto, come si dice? Chi di ferro chi di noce ognuno porta la sua croce.

Ancora: «Se a ciascun l’interno affanno si leggesse in fronte scritto, quanti mai, che invidia fanno, ci farebbero pietà.» (1)

Io invece porto fortuna. Qualche dote ce l’ho in serbo, non per niente sembro una giovinetta.

Poi la bocca, piccola, l’ascolto.

Mi arrovello su Boezio.

I poeti capiscono. Incidono piccoli solchi.

Qual è il vero significato del mito?

La primissima forma della scienza?

Non oso chiedere né rispondere.

Poi succede qualcosa d’imprevisto.

Come una cena in mio onore.

«La notte vede più del giorno».

E io chi aspetto?

Qualcuno che già svanisce.

Nero riluce il ciottolo che rotola nel tacco.

Palermo

L’amica sorella arriva paziente. Le parlo di uomini e gatti: un destino già scritto – dice.

Per fortuna, la lista dei desideri aumenta:

il molo di Sant’Erasmo, Villa Giulia, il Foro italico. Ancora il mare.

A Baaria

cielo e mare intenso. Rimane poco della buon’aria antica, a parte le ville estive in tufo, la Pietra d’aspra, maestranze e intelligenze estinte. Un’occasione mancata la definisce Alessio, guida naturale, amico d’arte.

L’artista è sempre ottimista, si arrende e una piccola luce si estingue.     

Salgo per Corso Butera:

la casa natale del pittore,

insegne col mio nome,

Villa Giuseppina, nientemeno.

Cos’è rimasto dei racconti di duelli,

dame principi e simboli?

All’incrocio tra i mari Aspra e Mongerbino,

tra le rovine di Solunto e Porticello

c’è un paradiso sgombro di diavoli, mostri esoterici e creature degli inferi:

il principe li ha imprigionati in statue di tufo:

«Giovi guardau da la sua reggia immensa

la bella Villa di la Bagaria,

ùnni l’arti ‘mpitrisci, eterna e addensa

l’aborti di bizzarra fantasia.

“Viju – dissi – la mia ‘nsufficienza;

mostri n’escogitai quantu putìa;

ma duvi terminau la mia putenza,

ddà stissu cuminciau Palagonia!”.»   (2)

Pranzo a Borgo Vecchio

Chissà come, per delusione o eccesso di fiducia, come mi succede sempre, finisco in una taverna di Borgo Vecchio, Palermo. Nessuna insegna, pochi avventori: pescatori e bidelli. C’è una tavola imbandita. Incredibile io non gradisca il pesce. Rosario è magro e ama le feste. L’oste serve vino bianco con pesche gialle. Mi preparano un piatto di pasta. Domandano «Cosa mangi?». Niente. Fosse vero, dovrei essere una silfide. Parlo con tutti, sebbene a fatica capisca il dialetto, la voce nasale che invoca giustizia «quel paradosso insolubile».

Poca pratica e troppa letteratura. Solo teorie sulla conoscenza.

Arrivano Pasquale, Mario, Giacomo, Nico (il cane). Dire Pasquale se non ti chiami Pasquale è offensivo a Palermo. Così apprendo. «Sangu meu» dice Maurizio «iu ti vogghiu beni». Maurizio ha occhiali da sole. Si diletta con la batteria, repertorio neomelodico funk. «Conosci Zappulla?». Certamente.

Faccio l’oroscopo a tutti, improvviso, non sbaglio d’una virgola. Sei una persona senza pregiudizi, e così via. Ci mettiamo una vita a scegliere cosa fare e non dire, prima o poi impariamo persino a parlare.

Michele, uomo di famiglia e aspirazioni da cantante, è sensibile. Lo vedo da come prepara il cibo. Si emoziona quasi quando dice: «Bisogna rincorrere i sogni».

Ecco il menu del giorno: babbaluci e frittola, pane con milza, sfinciuni e mussu, carcagnolu e pedi di porco.

Maurizio è l’intellettuale del gruppo, legge Oscar Wilde. Mi chiede di parlare di loro (Qualcuno solo ieri mi intimava di non scrivere una riga. Nessuna intromissione, faccio già ammenda) dispensa consigli di scrittura: «la confusione prevale sulla ragione». Perfetto.

Prendo appunti.

Poi dice: voglio leggere ciò che scriverai. Va bene – dico – lo farai.

Come se fosse possibile promettere qualcosa che non esiste.

Gli occhi vedono quello che già sanno. Ciò che ancora non vedono forse lo scopriranno.

Scriverai un articolo o un racconto?

Né l’uno né l’altro.

Sono di parola.  

Vicoli

Discorsi d’amore tra i vicoli di Palermo:

«Tu si fissatu cu chissa».

«Vero compà».

«Pi mia la po iccari ntu ciessu».

E io che ancora aspetto.

L’amore è un ricordo che non ha avuto il suo tempo.

E intanto è già settembre.

Giusi Sciortino

(1) Metastasio

(2) Epigramma di Giovanni Meli (1740-1815) dedicato a Villa Palagonia.

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